Intervista con Gabriella Funaro – ENEA

Gabriella Funaro @AquaFarm2017

Ecco la trascrizione della breve intervista tra noi e la brillante Arc. Gabriella Funaro sugli sviluppi del settore dell’agricoltura verticale.

logo di enea - Vertical Farming ItaliaArchitetto Funaro, lei collabora con Enea da molto tempo?

Sono una dipendente ENEA da oltre 30 anni, ed ho sviluppato il prototipo di vertical farm che è stato presentato ad EXPO 2015.
Sto portando avanti, in qualità di ricercatrice, i progetti di Vertical Farm per ENEA, che a seguito della nostra presenza all’EXPO hanno dato modo di destare attenzioni varie. Diciamo pure che sono il referente di ENEA per quanto riguarda le Vertical Farms.

 

Quindi lei si è occupata  e si occuperà del progetto dello SkyLand che dovrebbe sorgere a  MILANO?

Si, sono sempre io ad occuparmene. Diciamo che Skyland, che purtoppo non ha ancora visto la luce, voleva essere un primo studio per capire come avrebbe potuto funzionare un edificio che contemplasse tutta la filiera agroalimentare, dalla produzione alla commercializzazione al consumo dei prodotti coltivati con questi sistemi di coltivazione indoor. Diciamo quindi che, anche se Skyland rimane per ora solo sulla carta, i sei mesi di test del prototipo ad EXPO hanno dato sicuramente esiti positivi riguardo la funzionalità di questo sistema.

 

Si può dire che se Skyland è ancora in forma teorica ciò sia dovuto al fatto che l’Italia è da sempre restia ad accettare innovazioni di questo tipo?

Si possiamo dire che da questo punto di vista siamo sempre un po’ indietro (ride).

 

Può darmi qualche informazione riguardante l’aspetto Costi-Benefici dello Skyland?

Diciamo che siamo partiti dall’idea di renderlo totalmente autosufficiente, cosa non propriamente semplice, per adesso. Nonostante infatti lo sfruttamento di energie rinnovabili, tra cui fotovoltaico e bio-gas, il costo della produzione rimane comunque molto elevato, intorno ai 1200€ al metro quadro. Il grande utilizzo di luci a led per la coltivazione e l’energia necessaria per la climatizzazione degli ambienti, incrementano a tal punto i costi di energia elettrica da rendere per ora il progetto non sostenibile.

Abbiamo quindi messo il progetto Skyland da parte per il momento, concentrandoci sul prototipo di EXPO e su altri progetti, come il recupero di edifici esistenti per produzioni di ortaggi sempre con i sistemi indoor.

 

Ah quindi avete già completato qualcuno di questi progetti?

No, per ora nessuno, ma c’è un progetto che per ora è più avanti di tutti. Stiamo lavorando infatti alla realizzazione di una vertical farm su commissione di un cliente e speriamo di giungere presto alla fase di vera realizzazione.

Il primo prototipo di Vertical Farming italiano portato ad EXPO da ENEA

Sappiamo che nel mondo il fenomeno delle VF ha già preso piede, particolarmente in Giappone ma anche in paesi più vicini a noi, come la Francia. Lei è convinta che sia solo una questione di tempo prima che ogni paese, quindi anche l’Italia, adotti questi sistemi di produzione? Se si, quali sono le ragioni?

Sicuramente, è  l’agricoltura del futuro e diverrà col tempo obbligatoria. Diciamo obbligatoria per vari i fattori, tra cui l’aumento della popolazione mondiale, l’industrializzazione crescente e quindi la diminuzione di terra coltivabile, dovuta anche ai fattori climatici che rendono terre prima fertili, oggi impossibili da coltivare. C’è poi il discorso riguardante il progressivo esaurimento delle miniere di fosforo da cui si ricavano la maggior parte dei fertilizzanti utilizzati. Il caso del Giappone è poi l’emblema del problema dell’inquinamento dei terreni, da cui la coltivazione indoor in vertical farm in tutto il paese.

Tutti questi fattori fanno quindi pensare che in un futuro la coltivazione outdoor sostituirà la coltivazione indoor, anche se non integralmente, in quanto alcuni prodotti, come il grano, continueranno ad essere coltivati nei campi “classici”.

Nel mondo troviamo già molti esempi di vertical farm, anche se alcune sono “mascherati” da vertical farm non avendone le caratteristiche. Per Vertical farm noi intendiamo infatti sistemi completamente chiusi, climattizati e con luci a LED. Qielli non totalmente chiusi, che utilizzano la luce solare o altre tipologie non possono essere inseriti nella categoria delle Vf.

In Italia noi abbiamo lanciato la prima pietra. Speriamo che con la prima realizzazione si inizi ad avviare un mercato,  nonostante l’ostacolo presentato dai costi energetici. Se non si abbatteranno questi costi sarà difficile poter implementare su larga scala. Un domani credo che la scarsità della terra coltivabile farà aumentare il prezzo della stessa al punto che sarà inevitabile dover utilizzare questi nuovi metodi. È necessario quindi prepararsi all’evenienza. Questa è la nostra politica e il nostro pensiero.

Un’altra cosa molto importante è la qualità del prodotto. Grazie ai sistemi idroponici a ciclo chiuso il prodotto è di altissima qualità e, dato il mancato utilizzo di pesticidi e l’assenza di qualsivoglia agente atmosferico o altro fattore inquinante presente normalmente nell’aria, è considerabile più sano del BIO.

La possibilità poi di poter coltivare su piani sovrapposti permette di sestuplicare la produzione media per metro quadrato di superficie.

Altro fattore da considerare è l’acqua. Fattore in esaurimento che sta acquisendo più importanza del petrolio. Con i già nominati sistemi chiusi idroponici il consumo di acqua viene enormemente ridotto. La differenza è abissale, si parla di due litri al metro cubo di lattuga contro i 40 delle normali coltivazioni.

Tutti questi fattori andranno  col tempo a pareggiare i costi e per questo noi siamo più che convinti della futurabilità delle Vertical farm. Resta solo da convincere l’agricoltore tradizionale ad intraprendere anche queste strade, combattendo contro lo scetticismo generale che speriamo vada diradandosi grazie anche al successo degli esemplari esistenti.

 

 

 

 

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