PRODURRE DI PIU’ RISPARMIANDO 95% DI ACQUA: possibile secondo AeroFarms

E’ nata negli USA probabilmente la più grande e forse più sofisticata “vertical farm” del mondo. Una grande opera di urban farming nella quale si sfrutta un metodo che non prevede l’utilizzo di terra, acqua e sole.

“Come è possibile?!” direte voi.

“Ok. Quasi senz’acqua..” risponderebbero quelli di AeroFarms, “..ma ne utilizzeremo il 95% in meno rispetto ad una coltivazione convenzionale”

La loro vision esemplifica molto chiaramente gli intenti avveniristici della compagnia:

AeroFarms is on a mission to combat our global food crisis by leveraging our patented technology and farming locally. We do this by building, owning and operating indoor vertical farms that grow safe, nutritious food in a way that is respectful to the planet and the communities in which we grow.

L’opera compiuta è sorta a Newark, New Jersey, all’interno di una vecchia fabbrica di acciaio convertita in una farm di 21 km quadrati.

Rendering di AEROFARMS

La tecnica di coltivazione è quella aeroponica, dove le piante sono sostenute artificialmente e ricevono nutrimento attraverso sistemi di nebulizzazione dell’acqua, arricchita da fertilizzanti minerali, che investe direttamente l’apparato radicale della pianta.
Tutta la coltivazione subisce poi una rigorosa raccolta di dati, che faciliterà a questi agricoltori moderni la comprensione delle condizioni ottimali per la crescita.

L’obiettivo?

Produrre verdure di qualità come cavoli, crescione e basilico, combattendo così una crisi alimentare incombente.
L’obiettivo della farm non è solo quello di produrre due milioni di chili di verdura all’anno, ma anche di essere pioniere di una produzione di cibo sì industriale, ma allo stesso tempo pulita e sostenibile.

Secondo il fondatore di AeroFarms, David Rosenberg, l’innovazione è urgente e necessaria per sfamare la popolazione mondiale, e l’agricoltura urbana potrebbe essere parte della soluzione.

“Stiamo costruendo questa azienda per essere selvaggiamente impatto. Non solo per costruire un paio di aziende agricole, ma per cambiare il mondo.”

Ma come funziona?

All’interno dell’edificio non ci sono stagioni, notte o giorno. Luce, umidità dell’aria e temperatura sono tutti strettamente controllati. Non appena effettuato un raccolto, ne inizia subito un altro. Ciascun impianto produce tra i 22 e i 30 raccolti l’anno.

AEROFARMS - come lavora

 

Lunghe file di tubi a LED forniscono luce con colore e lunghezza d’onda ideali per la crescita di ogni pianta. Invece del suolo, le piante vengono coltivate su un pannello realizzato con materiali riciclati, e le loro radici sono “nutrite” con una soluzione di nutrienti completamente naturali.

L’azienda sostiene che il loro metodo supera in efficienza le comuni tecniche di coltivazione al chiuso (acquaponica e idroponica), che richiedono molta più acqua, senza perdere la qualità del prodotto.

Gli astronauti della NASA lo usano per coltivare cibo sulla Stazione Spaziale Internazionale, per esempio. Proliferano anche i kit fai da te per le abitazioni, facilmente ordinabili da varie aziende on-line.

Per assicurarsi che le piante abbiano tutto il necessario, la società raccoglie i dati per singola pianta per creare algoritmi utili alla crescita. Rosemberg afferma:

“Abbiamo costruito il nostro software che cattura le immagini di foglie per capire altezza, larghezza, lunghezza, curvatura, colore, macchie e lacrimazione staminali”

Le lunghe file di cosiddette growing towers sono simili a computer che monitorano tutto il processo con sensori sofisticati. Di tanto in tanto, uno dei “contadini” fa un’ispezione per garantire che tutto vada bene, spiega il co-fondatore Marc Oshima.

“Noi pensiamo a noi stessi come coloro che sussurrano ai vegetali, ascoltando e osservando tutto quello che possiamo per ottimizzare i nostri impianti. Il nostro approccio è in crescita e sta davvero aprendo la strada, unendo biologia, ingegneria e data science”

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Per alimentare la vertical farm, le aziende AeroFarms sfruttano in gran parte fonti rinnovabili come l’energia solare. Ciò che però li aiuta maggiormente a diminuire la cosiddetta impronta ambientale è l’eliminazione dell’ingente trasporto dei prodotti, i quali saranno distribuiti solo nelle attività locali, prendendo così la caratterizzazione a chilometro zero.

Rimanere locale è parte della filosofia, afferma Rosemberg.

Nonostante abbiano infatti ricevuto richieste a livello nazionale, andrebbe contro la loro vision.
Le colture saranno vendute con un margine del 20%, simile al cibo biologico di produzione locale. Il problema, come accade in Italia, riguarda il fatto che siccome nessun terreno è coinvolto, non è possibile ottenere la certificazione biologica, anche se alcuni rivenditori li considerano superiori all’organico, spiega Rosemberg.

Il sistema a circuito chiuso, infatti, non utilizza nessun tipo di erbicida, pesticida o fungicida, riducendo così i danni al prodotto e all’ambiente.

“Credo che avremo un impatto sempre più rilevante su verdure a foglia verde e altre colture. Il futuro sarà molto diverso, in gran parte a causa dei dati”.

 

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