MENO GRIGIO, PIÙ VERDE

Nove mq di verde urbano a testa.

Questo il limite sotto cui non si dovrebbe scendere, almeno secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità.

A Città del Messico, venti milioni di cittadini ne hanno sì e no quattro. Mancano all’appello qualcosa come 40 milioni di mq di aree verdi.

Da quando, nel 1992, l’Onu la dichiarò “la città più inquinata del mondo” le cose non sono cambiate di molto, come dimostra un recente studio pubblicato da Scientific Reports: il programma “Hoy no Circola” (un po’ come il nostro ‘targhe alterne’) non sta dando i frutti sperati. Le emissioni si sono solo leggermente ridotte, non certo del 15% come si pensava e sperava.

E anche se Città del Messico ha perso quel poco glorioso primato – superata da Pechino, Nuova Dehli e altre megalopoli asiatiche – rimane la città con la qualità dell’aria peggiore di tutto l’emisfero occidentale. I livelli di particolato sono di 3-4 volte superiori a quelli registrati a New York, piuttosto che a Buenos Aires.

Le cause sono molteplici, ovviamente. Dalla sfortunata posizione geografica, alla cultura che impone la macchina come uno status symbol di cui nessuno si può privare.

Come fare allora? Come trasformare il grigio in verde?

La proposta arriva dal basso, da una petizione su Change.org che in poco tempo ha raccolto più di 80 mila firme ed è stata approvata dal Governo. Nasce così Via Verde, un progetto per ricoprire con giardini verticali i mille e oltre piloni sparsi nei 27 km di sopraelevata.

Via Verde Mexico

Più di 60.000 mq di verde in grado di produrre ossigeno per 25.000 cittadini, di filtrare 27.000 tonnellate di gas nocivi, catturare 5.000 kg di polveri sottili ed eliminare 10.000 kg di metalli pesante. Ogni anno.

Un’iniziativa totalmente privata dal costo di 15 milioni di euro a cui si devono aggiungere i 100 mila euro al mese di futuro mantenimento, tutto pagabile grazie a un accordo che destinerà il 10% delle colonne a fini pubblicitari.

Il principio è recuperare in modo creativo ciò che si ha, dare nuova vita e utilità allo spazio urbano. Migliorare l’aria ma non solo, anche l’umore dei cittadini ne trarrà beneficio. Meno stress e più felicità, come ha dimostrato una ricerca dell’anno scorso proprio dell’OMS in collaborazione con UNEP (United Nations Environment Programme)

I piloni saranno avvolti da un’impalcatura che supporterà le piante senza mettere a rischio la struttura portante della tangenziale, e parte di questo telaio sarà realizzato riciclando migliaia di bottiglie di plastica. Inoltre, l’acqua per il loro sostentamento verrà quasi interamente raccolta nel secondo livello della sopraelevata.

Insomma, nulla sarà lasciato al caso.

Un sogno irrealizzabile?

No. Perché giusto qualche settimana fa, l’8 Febbraio, sono state inaugurate le prime 50 colonne di Via Verde!

La rivoluzione è dietro ogni angolo, sta solo a noi decidere se girare o continuare ad andare dritti.

 

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