#FridayProject: The OCEAN CLEANUP

Vertical Farming Italia - #FridayProject

Finalmente tornano i #FridayProject targati Vertical Farming Italia

Protagonista: The Ocean Cleanup

C’è stata l’Età della Pietra, poi quella del Bronzo. Ora ci troviamo nel bel mezzo dell’Età della Plastica

Così esordì un 18enne Boyan Slat al TEDx Talk di Delft, nel 2012. Il giovane olandese aveva appena concluso l’high school quando decise di mostrare al mondo la sua idea per ripulire gli oceani dalla plastica.

Tutto nacque dalla sua passione per le immersioni che lo portò l’anno prima (2011) nelle acque della Grecia dove si trovò di fronte a più borse di plastica che pesci.

Boyan iniziò, quindi, ad informarsi e rimase sorpreso dal constatare come nessuno si fosse ancora mosso per combattere seriamente il problema.

L’unico metodo finora considerato era stato quello di navi con reti per raccolta a traino, un metodo che avrebbe richiesto tempi infiniti, nonché un’evidente insostenibilità economica.

But, if we want to do something different,

shouldn’t we have to think differently?

Pensare diversamente vuol dire uscire dagli schemi tradizionali, osservare ciò che ci sta attorno e capire come possa tornare utile ai nostri scopi. Vuol dire, ad esempio, sfruttare parte del problema a nostro favore.

Le migliaia di tonnellate di plastica che si riversano in mare ogni anno vengono, infatti, piano piano raccolte e accumulate in vere e proprie “isole” dalle correnti che governano gli oceani.

Perché non usufruire di questo grande vantaggio anche per la raccolta dei rifiuti?

Vertical Farming Italia - #FridayProject
Credits: Ocean Blue Project

Da questa intuizione nasce l’idea di Boyan: un sistema di recupero dei detriti che sfrutti il vento, le onde e le correnti per muoversi, risparmiando energie e forze di lavoro, nonché riducendo notevolmente l’impatto ambientale dell’operazione.

Ok, forse vi starete chiedendo che cosa c’entri tutto questo con il Vertical Farming. Come ben sapete, la filosofia che guida il nostro movimento non è solo legata a un nuovo modo di produrre cibo, ma anche, e soprattutto, alla ridefinizone di un mondo più sostenibile in tutti i suoi aspetti.

Un mondo che guardi al futuro con la consapevolezza del presente, cercando e trovando soluzioni che possano mettere un argine ai danni fatti, prima che sia davvero troppo tardi.

Per questo, iniziative come quelle di The Ocean Cleanup ci appassionano e ci rendono orgogliosi di poterle raccontare, con la speranza che possano servire da ispirazione come lo sono state per noi.

Ma torniamo a Bojan e alla sua incredibile storia

Vertical Farming Italia - #FridayProject
Credits: TEDx Delft

La puntata di TEDx Talk non ebbe subito grande risonanza, ma questo non fermò il ragazzo olandese dal continuare le sue ricerche. Tant’è che dopo sei mesi lasciò gli studi di Ingegneria Aerospaziale (da poco iniziati) e fondò The Ocean Cleanup con appena 300€ di capitale iniziale.

Poi, un giorno di marzo 2013, la svolta. Improvvisamente, il video della puntata di TEDx divenne virale e, nel giro di poche settimane, arrivarono 90.000$ di crowdfunding che gli concessero di completare il team. Il progetto prese ufficialmente vita.

Il primo passo fu realizzare un vero e proprio studio di fattibilità per cominciare a passare dall’idea ai fatti. Un team di quasi 100 esperti tra scienziati e ingegneri (tutti volontari), spese un anno per redigere le 528 pagine dello studio, pubblicato ufficialmente a giugno 2014.

Questo permise di lanciare un nuovo crowdfunding con basi molto più solide sulla reale fattibilità dell’iniziativa.

Il successo fu a dir poco incredibile: oltre 38mila persone, da 160 Paesi, contribuirono al sogno di Bojan con 2 milioni e 150mila dollari raccolti in appena 100 giorni.

Mega Expedition

Per valutare la portata della missione, quindi la quantità di plastica da recuperare, serviva ovviamente una stima precisa di quanta ne fosse presente negli oceani. In particolare, nella cosiddetta “Isola di Plastica” del Pacifico: la Great Pacific Garbage Patch, la più grande tra quelle esistenti (purtroppo ne esiste una per ognuna delle cinque correnti).

Pur se nota in ambito scientifico già dal 1988, grazie ad uno studio pubblicato dalla National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), i numeri relativi, sia alla sua reale dimensione che alla quantità effettiva di plastica presente, sono sempre stati molto aleatori.

I risultati di questa enorme missione, via marittima e via aerea, furono a dir poco allarmanti. La Great Pacific Garbage Patch fu misurata in 1.6 milioni kmq (più di 5 volte la superficie dell’Italia) con all’interno la bellezza di 80mila tonnellate di plastica. 

Numeri impressionanti che, ovviamente, non possono che peggiorare. Un report del 2016 del World Economic Forum sostiene che nel 2050 gli oceani conterranno più plastica che pesci (a livello di peso).

La tecnologia

Con questi dati alla mano, l’impresa di The Ocean Cleanup divenne sempre più complessa. Ma anche più stimolante. L’obiettivo rimase lo stesso del primo discorso di Bojan: ripulire l’oceano Pacifico in 5 anni.

I successivi anni, quindi, furono dedicati allo sviluppo e al test del prototipo. Le variabili in gioco erano davvero tantissime e il mare aperto, con tutta la sua forza, non era sicuramente un elemento facile da “domare”.

In questo breve video, viene descritto in maniera semplice e intuitiva il funzionamento dell’ultima versione concepita, quella varata giusto una settimana fa.

System 001

Già, perché tutto questo non è più solo il bel sogno di un ragazzo con a cuore il futuro del pianeta, ma una solida realtà.

L’8 settembre, con lo skyline di San Francisco alle spalle e il Golden Gate sopra la testa, il primo sistema di The Ocean Cleanup ha preso ufficialmente il mare.

Dopo 250-300 miglia arriverà (in teoria proprio oggi) nella “zona test”, prima di continuare per altre 1200 miglia e raggiungere i pressi della Great Pacific Garbage Patch.

Le immagini, come sempre, valgono più di qualsiasi parola.

Il Garbage Patch State Project

Per concludere, una piccola nota a margine. Una nota che parla italiano.

Oggi è un giorno importante, il giorno in cui uno Stato la cui estensione supera i 16 milioni di chilometri quadrati viene finalmente riconosciuto. Finalmente si alza il velo di ipocrisia che teneva nascosta questa realtà che nessuno voleva vedere .

E’ l’ora in cui tutto il mondo deve sapere che esiste una Nazione composta pezzo per pezzo da qualcosa che ognuno di noi ha abbandonato perché poco importante. Ognuno di noi ha partecipato alla formazione di questa realtà, fatta di bottiglie usate una sola volta e abbandonate, accendini gettati per la strada, ciabatte di gomma dimenticate sulla spiaggia, bicchieri e piatti di plastica gettati via.

Ma dov’è via?

Questo è l’ away state, una Nazione composta da oggetti appartenuti a qualcuno di noi. La abbiamo costruita in 60 anni, in 60 anni siamo stati capaci di formare un agglomerato di 16 milioni di chilometri quadrati composto da cinque grandi isole, siamo riusciti a modificare la geografia della Terra, e oggi , non potendo più a lungo nascondere a noi stessi questa realtà la riconosciamo come Stato Federale.

Oggi 11 aprile 2013 dichiaro lo Stato Federale del GARBAGE PATCH

Questa la dichiarazione dell’artista – architetto – designer Maria Cristina Finucci, a Parigi. Il primo passo di una monumentale opera di sensibilizzazione sul tema delle “Isole di Plastica” dal titolo esemplificativo Wasteland. 

 

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Viaggiatore amatoriale, scrittore improvvisato, appassionato di basket e surf. Laureato alla triennale in Scienze Politiche e alla magistrale con lode in Giornalismo e Cultura Editoriale. Co-fondatore di Vertical Farming Italia dove si occupa di Comunicazione e Amministrazione 🌿
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